GLI ANTICHI MESTIERI
Una professione che affonda le radici in almeno 20 secoli di storia: lo SCALPELLINO.

Gli scalpellini - anticamente definiti: LAPICIDAE - erano quelli che, al tempo dei romani, preparavano i frantoi e le pesanti macine, così come nel '600 e '700 lavorarono per abbellire con stupendi portali, statue, colonne, fontane e superbi scaloni, le ville dei sovrani borbonici e dei nobili della loro corte.

Ne sono testimonianza le magnifiche dimore che si sgranano lungo la strada, conosciuta come Miglio d'oro, che dalla Reggia di Portici arriva a Torre Annunziata passando per Ercolano e Torre del Greco, esempio vivente ed imperituro dell'arte, della forza e della pazienza degli scalpellini del Vesuvio.

Gli strumenti erano conservati nella caratteristica cascettella - cassetta - di legno. C'era il puntillo, terminante a punta, che serviva a sgrossare la pietra; lo scapezzino finiva con un largo taglio per la rifinitura e lo scalpello normale per lavorare il materiale grezzo. Con la bocciarda si dava alla superficie l'aspetto granulato, mentre la mazzuola - 'a mazzola - veniva usata per menar colpi sugli scalpelli.

Da tutto questo il motto "dalla morte alla vita", dalla tragidità degli eventi alla capacità dell'uomo di esorcizzare il male e da esso creare la vita. Così quella che fu lava incandescente che modificò nel suo millenario scorrere il paesaggio e la stessa forma del vulcano, divenuta roccia rappresenta ancora oggi una risorsa artistica ed economica di grande valore.



Chi lavora la pietra vesuviana, quella stessa che il Vesuvio ha a piene mani, da secoli, attraverso le colate laviche deve essere in possesso di notevoli capacità artistiche per scolpire la lava e darle forma e calore.

Il famoso plenipotenziario di Londra alla corte di Napoli alla fine del 700, W.Hamilton, era un accanito collezionista di quelle che all'epoca venivano definite le GEMME DEL VESUVIO, rendendo celebre il Vesuvio tra i mineralogisti di tutto il mondo poichè ha provocato la formazione di particolari bombe vulcaniche, lembi di roccia strappati dal serbatoio e dal condotto, ricche di minerali ben cristallizzati, tra cui un silicato complesso di colore miele scuro che dal vulcano ha preso il nome di vesuviana.


Oltre ai lavori di risanamento e restauro, oggi vengono realizzati diversi manufatti ad uso di arredo esterno ed interno.