LA LAVA NELLA STORIA

Secondo un'analisi relativa ai materiali più antichi i geologi sono riusciti a ricostruire sette eruzioni, l'inizio delle attività del Vesuvio risalirebbe tra circa 22mila o addirittura 300mila anni, secondo studi più recenti, antecedenti l'eruzione del 79 d.C.

In funzione di tali attività preistoriche la zona venne cosparsa di cenere e lava fino al mare e sopra le sedimentazioni e le deiezioni successive venne a formarsi l'humus che favorì colonizzazioni vegetazionali rigogliose. La dolcezza del clima, la straordinaria fertilità dei terreni, favorì la nascita e lo sviluppo dell'antica Pompei e del suo suburbio.
Il 24 agosto del 79 d.C. una forte esplosione, seguita da una colonna altissima di pomici, lapilli, ceneri e gas registrò la sua vittima in Plinio il Vecchio, naturalista, che per osservare da vicino la strordinarietà del fenomeno, fu il primo testimone ed il primo a soccombere. Da allora le eruzioni seguenti presero il nome di pliniane in ricordo del tragico evento. Il cronista eccezionale della famosa eruzione, invece, fu Plinio il Giovane che, con uno scambio epistolare con Tacito, ci ha tramandato una ricostruzione quasi fotografica dell'avvenimento.
Dopo questa eruzione il Vesuvio è entrato in una fase abitualmente esplosiva, interrotta da varie eruzioni effusive laterali.
L'eruzione del 1631, con le sue 40.000 vittime, apre la storia recente del vulcano, che entra in una fase ciclica di manifestazioni sia esplosive che effusive. Si racconta che le ceneri fossero arrivate fino a Costantinopoli.
Le manifestazioni effusive provocarono effetti devastanti il 19 maggio 1737, quando un'eruzione laterale distrusse gran parte di Torre del Greco. Anni dopo, nel 1751, le colate laviche raggiunsero la velocità di mezzo miglio l'ora; e l'8 agosto 1779, dopo ben 1.700 anni, ripercorse la capacità distruttiva dell'eruzione del 79 d.C.
Nel 1794, giunse fino al mare; nel 1858 si verificò il fenomeno a corda; e nel 1861 una fiumara lunghissima di lava distrusse diversi paesi intorno al Vesuvio.
L'eruzione del 1906 rase al suolo i paesini vesuviani, decapitando il Vesuvio a 180 mt. Il 27 novembre 1923, il 30 giugno 1927, nel corso del 1928 e il 4 giugno del 1929 un enorme afflusso di lava precipita dalle pendici esterne del monte Somma. Ma fu il 18 marzo 1944 che si verifica una ripresa del vulcano con notevoli efflussi di lava, lapilli e cenere ed il conetto sprofonda di circa 600mt. Durante questa eruzione la colata lavica, straripando dall'atrio del Cavallo si riversa su San Sebastiano mentre la cenere compare sull'Albania. Da allora il Vesuvio è senza il pennacchio che lo ha contraddistinto da sempre nel mondo.

Le lave del Vesuvio sono diverse da quelle dell'ETNA e delle isole EOLIE e, modificandosi nel corso dei secoli, si sono arricchite di potassio diminuendo la quantità di silice. Tutti gli studiosi ritengono che il magma originario, proveniente dal mantello superiore e quindi costituito da silicati di magnesio e ferro, sia passato attraverso più serbatoi secondari situati a diverse profondità e per questo abbia avuto il tempo di modificarsi per successive cristallizzazioni e di conglobare parte delle rocce calcaree su cui poggia il basamento del vulcano.